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Il cambiamento spaventa ma è necessario: “Per dieci minuti”

Il cambiamento spaventa ma è necessario: “Per dieci minuti”
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Un’abitudine da quasi venti anni, poi una telefonata e l’addio della persona che ami. Una vita da ricostruire ed il cambiamento, lento ma inesorabile, come unica via d’uscita. Comincia da qui il romanzo Per dieci minuti” di Chiara Gamberale, uscito nel 2013. Un libro brillante, emozionante e appassionato, scritto da chi ha vissuto situazioni simili e le racconta in maniera estremamente coinvolgente. Un racconto che può sembrare autobiografico ma lo è solo in parte pur avendo tutte le carte in regola per esserlo. In sostanza “Per dieci minuti” è il romanzo adatto per i romantici della vita, più che dell’amore: si parla di forza interiore, di volontà nell’uscire dai momenti bui anche quando sembra tutto perduto e buio. Quando la vita sembra averci girato le spalle.

Il cambiamento e le nuove abitudini come punto di partenza

Una storia d’amore che finisce dopo tanti anni è una ferita che si rimargina solo con il tempo. È una porta, la tua porta, sulla felicità che si chiude e ti lascia fuori. Senza appello. Da un giorno all’altro. Ma in questo periodo in cui la mente ed il corpo devono giocoforza abituarsi ad una nuova normalità servono momenti per sé, per volersi bene, per amarsi di nuovo. Ed ecco che un’abitudine apparentemente banale permette di riscoprire sensazioni sopite per molto tempo e che adesso hanno il diritto di emergere e mostrarsi. Per crescere. Anche a quasi quarant’anni.

Si diventa così sordi, quando la paura di perdersi supera la voglia di trattenersi…“. Per Chiara, la protagonista del libro, il cambiamento era la cosa che la spaventava di più. Ormai felicemente ingabbiata nella propria vita già strutturata non riusciva ad immaginarsi diversa. Né tantomeno altrove. Il suo amore, il suo lavoro, il suo centro era lì. Tutto girava intorno ad alcune certezze. Poi capita che queste certezze lentamente vadano in frantumi e Chiara si ritrovi a dover ripartire da zero in una città come Roma che mai aveva amato davvero.

Una ripartenza difficile, quasi disperata, ma che muove i primi passi nello stesso momento in cui, per gioco ed insieme alla sua psicoterapeuta, la protagonista decide di regalare a se stessa dieci minuti al giorno per 31 giorni per fare nuove esperienze, per ricercare nuove abitudini. Non uno scontato “chiodo schiaccia chiodo”, ma un vero e proprio esperimento per conoscersi realmente nel profondo. E in questi dieci minuti quotidiani troviamo molti personaggi. L’amico Gianpietro, poi c’è Ato, il ragazzo che ospita in casa nel doposcuola, il Cinese del negozio accanto e le amiche: ognuno di loro aiuta Chiara in questo lento percorso, anche se la vera spinta viene fuori proprio da lei. Grazie alla sua ostinazione, al suo voler guardare avanti nonostante tutto. Nonostante il cambiamento.

“E allora mi dico che, se nel mondo ci sono persone che suonano il violino, cambiano pannolini, girano video porno amatoriali, insegnano hip-hop, seminano e leggono Harry Potter, fra sette miliardi ce ne sarà almeno una che stava aspettando proprio me, nei dieci minuti in cui io la incontrerò”. Ed infatti va proprio così. La disperazione, il senso di abbandono e la tristezza mista a malinconia che inizialmente avvolgevano il cuore e la mente di Chiara si dissolvono lasciando spazio alla luce, a una nuova felicità. A un nuovo modo di essere e di vedere le cose. Con più slancio e più entusiasmo, credendo in se stessi e nelle proprie capacità. E avendo fiducia. In noi. Sempre.

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