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La mostra di Gianfranco Pacini arriva a casaconcia

La mostra di Gianfranco Pacini arriva a casaconcia
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Sabato 14 Settembre alle ore 17.00, a casaconcia, si terrà l’inaugurazione della mostra Segnidell’artista Gianfranco Paciniartista tra i più interessanti delle ultime generazioni nel panorama dell’arte incisoria italiana. Nasce a Guamo di Lucca e frequenta per un breve periodo l’istituto d’arte A.Passaglia, sotto la guida dello scultore e incisore fiorentino Vitaliano De Angelis si accosta alle discipline plastiche e alla progettazione. Momento importante e alimento per la formazione dell’artista sono le sue esperienze con gli “ultimi”, i campesinos dell’America Latina, alternando il lavoro della terra con la ricerca artistica. Ritornato in Italia e ritrovato il maestro De Angelis e Kraczyna si dedica all’incisione.

Gianfranco Pacini e la sua arte

Pacini incide stecchi, pezzi di legnaccio “usati anche da Giotto per rumare i colori” dice l’artista,”. Si, però Giotto “dopo l’uso li buttava via” gli risponde il critico d’arte Nicola Micieli, per altro suo estimatore visto che lo ha inserito nel volume “Incisione pisana del 900”, il quale annota: “Gianfranco Pacini pone un concetto semplice e a un tempo radicale, e dunque ricco di portato: che lo”stecco”- il bastoncino con cui si mescolano i colori nei barattoli-per i depositi casuali delle tinte assume un aspetto nuovo,si permuta in segno. lo stecco immerso nel colore è già pittura. Con questa affermazione minimalista, in apparenza estemporanea, Pacini formulava il principio di alterità su cui si fonda il linguaggio. Nel senso che riconosceva una funzione semantica inedita, un valore aggiunto a un dato normale e insignificante della realtà,che in tal modo diveniva strumento di accesso a una diversa conoscenza del mondo ,a un possibile svelamento intuitivo dei suoi misteri.”

“Anche nel recinto dell’incisione – prosegue Micieli – per sua natura riservato in quanto territorio da perscrutazioni ravvicinate e quasi lenticolari, Pacini ha immesso quel suo vivido segno che vorrei dire solare. Lo ha fatto con discrezione. Giusta la sua natura misurata e sensibile. Ha immaginato paesaggi lontananti, distese marine osservate come a volo d’uccello, e cieli di confacente infinitudine: un luogo ideale, insomma, una dimensione dell’immaginario ove posizionare in sospensione i propri “stecchi”, le proprie minimali intenzioni di pittura, e nell’immensità intuitiva dello spazio essi assumono l’aspetto di filiformi astronavi che provengono da un oltremondo della rivelazione poetica. La vera collocazione di questi luoghi non è tuttavia fisica, sibbene interiore e memoriale: essi appartengono alla dimensione dell’animo perché sono stati visitati dallo sguardo immaginativo dell’incisore. E vorrei dire che Pacini imprime loro un respiro delicato e sognante, da poeta che sa rappresentare l’ineffabile della natura.

 Nell’arco della sua carriera Gianfranco Pacini ha esposto un po’ dovunque in Italia e all’estero e al suo lavoro si sono interessati numerosi critici come Tommaso Paloscia, Kraczyna, Carlesi, V. De Angelis, Gierut, Ugo Riccarelli, Paola Marcone e Ilario Luperini.

 La mostra, sarà visitabile fino al 12 Ottobre 2019 in Via I° Maggio 82/84 – Ponte a Egola, con i seguenti oraridal Lunedì al Venerdì dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 14.30 alle 17.30, mentre Sabato dalle 10 alle 12:30 e dalle 16 alle 19:30Ingresso gratuito.

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