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L’uomo, la storia e la concia al vegetale

L’uomo, la storia e la concia al vegetale
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Prima ancora che agricoltore, l’uomo è stato conciatore. La prima documentazione scritta sull’arte conciaria risale al 1250 a.C., ma poi traspare lungo l’intera storia della civiltà, dall’antica Grecia a Roma, dall’Egitto all’Asia, in particolare in Giappone, dove l’arte conciaria ha tradizioni antichissime: fin dal neolitico si diffusero le pelli e i cuoi conciati al fumo.  Da qui nasce il famoso “japan leather“, il cuoio chiaro e flessibile con cui venivano realizzate le armature dei Samurai, i sandali del kimono e molti altri oggetti.

La prima concia vera e propria, quella che per più tempo ha accompagnato la civiltà, quella che ancora oggi è riconosciuta come la più classica, tradizionale, riconoscibile, l’unica capace di impartire al cuoio proprietà inconfondibili, la più vicina alla condizione di natura, la più idonea a coniugare moda e tradizione, versatilità d’impiego e unicità del prodotto è la concia al vegetale. Qui la natura ha trovato il modo di combinarsi alla natura e la proteina della pelle riceve l’azione del tannino, principio attivo concentrato in numerosi tipi di alberi e piante. E la pelle conciata al vegetale ha caratteristiche uniche: invecchia, si modifica, cambia leggermente il suo colore, sopporta le ingiurie e le intemperie mostrandole sotto forma di graffi e di rughe.

La Toscana e la concia al vegetale

L’attività di concia in Toscana era già conosciuta all’epoca degli Etruschi, che popolavano le zone costiere della regione, ma ebbe grande sviluppo nel Medioevo, nella Repubblica Marinara di Pisa e nella Repubblica Fiorentina a Firenze. Nel 1282, sempre nel capoluogo fiorentino, venne fondata l’Arte Minore dei Cuoiai e Galigai, una corporazione di mestiere che governava e regolamentava la produzione e il commercio di pelle e prodotti in pelle. La produzione di pelle e pelletteria era concentrata in una precisa zona della città, nei vicoli che collegavano Piazza Santa Croce a Piazza Signoria, vicino al fiume Arno. Ancora oggi in quella parte della città si trovano le strade che si chiamano Via dei Conciatori o Via della Concia, che ricordano le attività medievali che lì si svolgevano. In seguito le attività di concia furono spostate dalla città nelle campagne circostanti.

L’attività conciaria ha avuto sviluppo, in particolare, tra Santa Croce sull’Arno e Ponte a Egola grazie alla vicinanza del fiume Arno. La zona è attraversata dal fiume e questo ha sempre assicurato quantità di acqua sufficiente per il processo produttivo – perché la concia richiede grandi quantità di acqua –  e facilità di trasporto delle merci.

Molte concerie toscane hanno continuato a portare avanti la loro antica tradizione e cultura della concia al vegetale, nonostante la rivoluzionaria invenzione della concia al cromo introdotta agli inizi del Novecento e oggi la Toscana è il principale produttore italiano di pelle conciata al vegetale e di cuoio da suola. In Toscana si produce pressoché la totalità del cuoio da suola italiano. Contemporaneamente si sono sviluppate anche molte concerie a cromo che oggi producono pellami per l’industria della moda.

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