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Un po’ di rispetto per la pelle al vegetale

Un po’ di rispetto per la pelle al vegetale
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Nei giorni di Lineapelle, sulla pagina Facebook del nostro Consorzio, abbiamo postato le immagini dell’ultimo Craft The Leather, l’iniziativa che coinvolge una selezione di giovani designer provenienti dalle principali scuole di moda a livello internazionale, con l’obiettivo di introdurli alla conoscenza della pelle conciata al vegetale in Toscana. In questo evento il rappresentante di ogni scuola ha esposto un manufatto in pelle da lui personalmente creato. Fra i tanti interventi o commenti ricevuti online c’è stato quello di una signora che, in tono scandalizzato, ha scritto che in quelle immagini non vedeva borse, scarpe, accessori o altre normalissime creazioni in pelle, ma solamente la sofferenza di animali morti.

La nostra pelle al vegetale deriva dall’industria alimentare

Inizialmente, leggendo il commento sopra citato, sono rimasto disorientato poi mi sono sentito leggermente offeso. Perché? Perché ho sempre avuto rispetto degli animali come delle persone o delle piante. Perché quindi potrebbe esistere una forma di pensiero che vede in un cesto di vimini una strage di piante o in un mobile di legno una carneficina di alberi. Perché, secondo la mia modestissima opinione, vedere animali morti guardando una borsa o una scarpa è come vedere Jack Lo Squartatore tutte le volte che una persona guarda un cuoco con il coltello che sfiletta un pesce o un petto di pollo.

Perché le pelli che noi conciamo non vengono da animali uccisi per l’uso del pellame ma per l’alimentazione umana. Se invece il problema è l’alimentazione umana la signora non deve rivolgersi a noi ma all’umanità. E l’umanità di sbagli ne ha fatti e ne sta facendo molti: su questo siamo d’accordo. Intolleranza, discriminazione a anche modi un po’ brutali nel giudicare chi non la pensa come noi.

Ma signora, noi non siamo così. Comprendiamo il suo punto di vista, un po’ meno la sua dogmatica condanna.

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