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La pelle e l’importanza delle parole

La pelle e l’importanza delle parole
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Mi scusi, io cerco la pelle ECO, quella che è naturale senza sostanze chimiche, e vorrei dire che è ecologica, posso vero? Vorrei usarla per la mia linea nella prossima stagione. Vede, oggi le persone sono molto sensibili al prodotto ecologico”.
Chi di noi conciatori non si è mai sentito dire frasi come questa? Indubbiamente noi del vegetale, con questa commedia dell’ecologia e del prodotto totalmente naturale e a impatto ambientale zero, siamo in piena tendenza.
Abbiamo inoltre l’onore di avere nel nostro comprensorio “l’unica concia veramente ecologica al mondo”, o forse nel mondo ce ne saranno al massimo due…
Per favore, siamo seri.

La promozione della pelle passa anche dalle parole

Il Consorzio della Vera Pelle al Vegetale si occupa di promozione e cultura della nostra pelle, facciamo quindi attività di comunicazione. E la comunicazione si costruisce con mattoni importantissimi, che non dobbiamo usare in maniera superficiale o ingannevole: sono le parole. Le parole esprimono, spiegano, mettono in contatto e, specialmente in quelle persone che ancora pensano e ricordano, rimangono impresse nella memoria; verba (non) volant. È da ciò che viene affermato o promesso che in seguito giudicheremo la correttezza, lo spessore e la qualità di una persona o di un messaggio. Il ritrattare o negare –a volte persino davanti all’evidenza- comporta sempre una grande o piccola perdita di credibilità. Molto meglio scusarsi o farsi carico delle proprie responsabilità.

Non abbiamo la coerenza degli stiliti (non stilisti), se mai anche loro l’avessero avuta in modo totale, perché forse non è di questo mondo. Ci sentiamo però di dire che produrre e/o consumare senza il minimo impatto ambientale è la più ipocrita fra le garanzie che un mercato disinformato e isterico oggi pretenda.

Il rincorrere questa litania rientra in un gioco delle parti che ci condurrà a un niente di fatto, se non addirittura a creare confusione, disinformazione e comportanti intolleranti nel rapporto produttore-consumatore. Spieghiamo in maniera comprensibile e vera che le nostre aziende artigiane portano avanti da anni il principio sacrosanto di consumare meno ma consumare meglio, perché è il consumo che determina la produzione.  Spieghiamo inoltre che le nostre piccole botteghe artigiane non vendono miracoli, ma –a differenza di quasi tutte le altre concerie estere- fanno un prodotto di altissima qualità rispettando tutte le leggi in materia ambientale, mostrando attenzione per ciò che riguarda la correttezza e gli adempimenti verso i dipendenti, osservando scrupolosamente le norme relative alla sicurezza sul lavoro, non avendo certamente bisogno di firmare capitolati etici (serie di norme già garantite dalle leggi di Stato).

Caso mai, visti gli scandali degli ultimi anni, sarebbe opportuno che alcune grandi firme della moda garantissero a noi come e chi userà il nostro pellame, fosse soltanto per evitarci danni d’immagine.

Altro che impatto zero!

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