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Leonardo da Vinci tra esperienza e sapere

Leonardo da Vinci tra esperienza e sapere
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Leonardo da Vinci, personaggio storico toscano, è l’esempio più concreto del “genio universale”, ovvero una persona le cui conoscenze ed il cui sapere spaziano per tutto, o quasi, lo scibile umano. Nel pensiero di Leonardo e nella sua sconfinata cultura ritroviamo dei punti di riferimento, in particolare le figure di Aristotele e Platone. Da Aristotele riprende in maniera decisa il concetto di esperienza  (“la sapienza è figliuola della sperienza”) come unica via possibile per arrivare ad una conoscenza solida e fondata.

Perché esclusivamente sulla nostra pelle possiamo apprendere in maniera tangibile. E chi ragiona e argomenta le proprie tesi e confuta quelle altrui soltanto richiamando l’autorevolezza di altri pensatori, senza aver messo in pratica l’esperienza, si comporta in maniera assurda e distante dal vero.

L’esperienza, quindi, secondo Leonardo deve sostenere, avvalorare e certificare l’operato della mente: è “la madre di ogni certezza”. I ragionamenti astratti dunque si portano dietro degli errori perché non si confrontano e non hanno nessun tipo di rapporto con la realtà. Questo non vuol dire di dover escludere il ragionamento, ma di accompagnarlo sempre ad esperienze reali e concrete: solo così diventa efficace e permette di conoscere lo stato dell’arte delle cose.

L’influenza platonica di Leonardo da Vinci tra miti, conoscenze e artigianalità

La conoscenza però non è un processo scevro da intoppi e dolori; anzi, in molti casi porta a confutare delle verità per noi solide e cristallizzate. La conoscenza è un percorso che richiede coraggio e virtù, infatti solo attraverso questi due atteggiamenti è possibile arrivare a decidere di stravolgere le proprie opinioni e le proprie conoscenze acquisite. Leonardo su questo fronte non si è mai tirato indietro, forte dell’influenza filosofica di Platone, ma soprattutto dei miti platonici tra cui “Il Mito della Caverna”.

Leonardo, proprio per aver vissuto nella fase di transizione tra Umanesimo e Rinascimento, è un personaggio che è difficilmente inquadrabile in degli stereotipi classici o in altri schemi. L’interesse per le cose legate al suo tempo, il piacere di mettersi alla prova producendo e creando nuovi oggetti e la continua predisposizione al progresso sono elementi basilari nella descrizione del personaggio.

La sua dedizione al lavoro, la gelosia e la segretezza verso le sue opere ed i suoi scritti ne fanno però un artigiano. Un artigiano un po’ atipico rispetto alla concezione classica del termine ma che, vivendo in un periodo estremamente florido dal punto di vista delle conoscenze e dello sviluppo, deve continuamente riuscire a mettere insieme e a far coesistere le nuove nozioni con le pratiche artigianali già acquisite e maturate sul campo.

Perché in sostanza ogni idea, ogni opera, ogni lavorazione per tendere all’eccellenza richiede un giusto compromesso tra cultura, tradizione, creatività e appunto “genio”.  Il tutto deve essere un’alchimia di conoscenze e saperi affidati alle mani di persone esperte e che fanno della pazienza e dell’esperienza uno dei loro punti di forza.

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