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La Cupola del Brunelleschi: l’impossibile diventa reale

La Cupola del Brunelleschi: l’impossibile diventa reale
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Firenze e l’arte: un binomio da sempre inscidibile. Pensando alla bellezza cittadina, o semplicemente ammirandola o chiedendosi cosa visitare nella città fiorentina, ci imbattiamo nella Cupola del Brunelleschi. Una vera e propria opera d’arte che lascia inebriati ed estasiati i turisti e i viaggiatori che la vedono per la prima volta, sia i fiorentini che ne colgono la bellezza ogniqualvolta alzano lo sguardo.

In molti tuttora continuano a chiedersi come sia stato possibile, con le limitate conoscenze tecnologiche del tempo e una strumentazione non propriamente all’altezza, innalzare una cupola di 114 metri d’altezza. La Cupola è ancora oggi studiata da esperti del settore in quanto “unicum dell’ingegno umano”.

Brunelleschi, artista estremamente importante per la nascita dell’arte rinascimentale, ha lasciato un alone di segretezza per quanto riguarda la costruzione e i principi architettonici che regolano e tengono in piedi questo maestoso capolavoro. Nessuno conosce le tecniche che stanno alla base del progetto, così come i ragionamenti e le fasi che hanno preceduto la sua costruzione.

L’unicità è tutta nella sua costruzione e non ne conosceremo mai abbastanza: questo lato di magia, di segreto e quel senso di stupore rendono l’opera, già meravigliosa,  un qualcosa di mitico, di leggendario.

Gli unici “segreti” che nel corso dei secoli sono stati resi pubblici riguardano aspetti parziali della costruzione. La Cupola innanzitutto fu realizzata grazie all’uso di una doppia volta con annessa intercapedine: con questo unico accorgimento Brunelleschi riuscì a migliorarne la resistenza e a ottimizzarne la copertura. Inoltre è la più grande opera costruita senza utilizzare centine, ovvero senza opere provvisorie che normalmente hanno la funzione di basi d’appoggio.

Brunelleschi e la Cupola: il coraggio di cambiare

Un’opera unica nel suo genere e di una grandezza maestosa. Un’opera che racconta l’intraprendenza del giovane Brunelleschi, considerato da molti non adatto al ruolo, nel calarsi in questo lavoro, ed il suo coraggio nel pensare di riuscire a terminare la costruzione del Cupolone (così come lo chiamano i fiorentini) nonostante tutte le difficoltà. È anche la rivincita contro la maggioranza, contro chi sentenzia prima ancora di conoscere le capacità altrui, contro chi pontifica dall’alto di uno scranno senza vivere la realtà.

Invece è proprio il coraggio di credere in quello che si fa che ha cambiato e potrà continuare a cambiare il mondo. Avere coraggio vuol dire vedere un’opportunità dove gli altri vedono una strada senza sfondo. Avere coraggio vuol dire anche cogliere questa opportunità ed impegnarsi al massimo delle nostre possibilità per trasformarla in un qualcosa di concreto. Avere coraggio vuol dire avere un’idea e provare con essa a costruire qualcosa di nuovo, di diverso.

La paura del nuovo, dello sconosciuto e dell’inatteso sono soltanto freni alla nostra esistenza. Perché la vita è un continuo saliscendi tra lunghe discese e salite impervie. Tra momenti di estasi e momenti di riflessione. Ed è proprio in questi ultimi casi che entrano in scena le decisioni e le scelte. E ogni scelta, dalla più piccola alla più grande, determina l’eccezionalità della nostra vita e definisce il nostro essere.

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